ACCADDE OGGI: 28 maggio 1999 torna visibile al pubblico dopo un lunghissimo restauro l’ultima cena di Leonardo da Vinci

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Uno dei capolavori indiscussi dell’arte è il Cenacolo di Leonardo. Si tratta de “L’ultima cena” di Gesù Cristo con i suoi apostoli, dipinta sulla parete e conservata nell’ex refettorio del santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano. Opera unica nel suo genere e incredibilmente fragile, è stata dipinta tra il 1495 e il 1498 e negli anni è stata oggetti di numerosi restauri. L’ultimo è stato annunciato lo scorso anno: è stato ideato per igienizzare il microclima all’interno della sala dove è esposto il Cenacolo e prevede un finanziamento statale e uno da parte dello sponsor Eataly.

Il 28 maggio 1999, dopo ben 22 anni di restauro costato oltre 7 miliardi di euro l’opera fu riaperta al pubblico: furono migliorate le parti scrostate e lesionate, ripulita la polvere dai piccoli interstizi e restaurate la parete dove fu dipinto. In occasione di questo particolare anniversario abbiamo deciso di rivelarvi 10 curiosità su “L’ultima cena”:


1. Un dipinto enorme

Leonardo dipinse il Cenacolo su una parete larga 9 metri e alta 4, una “tela” a dir poco enorme.
2. Una delle attrazioni più visitate

Nel 2014 si è classificata 13esimo tra i siti statali italiani più visitati. Nel 2016 è stato il 14esimo museo più visitato nel nostro Paese con 406mila visitatori.
3. La mano armata di coltello

A destra di Gesù, tra Pietro e Giuda, c’è una mano armata di coltello: alcuni sostengono appartenga a Pietro, ma altri ritengono sia di Giuda e che con i tanti restauri effettuati si sia modificata leggermente l’anatomia dei protagonisti, il che rende difficile l’identificazione dell’appartenenza.
4. Ispirazione dal Vangelo

Leonardo si è ispirato al passo del Vangelo di Giovanni dove Gesù dice ai suoi discepoli che uno di loro lo tradirà. Ecco perché i volti degli apostoli sono così particolari e diversi tra loro.
5. Non è un affresco

“L’ultima cena” non è un affresco. È un’opera disegnata con una tecnica singolare, un dipinto parietale a tempera grassa su intonaco. Leonardo utilizzò la stessa tecnica che aveva per le tele ma questo non si rivelò azzeccato, almeno per la sua conservazione. Proprio per questo il dipinto necessita di numerosi restauri.
6. Era già rovinato prima che Leonardo lo concludesse

L’artista impiegò diverso tempo per completare la sua opera e secondo alcune fonti, una volta finita, mostrava già una crepa sul lato sinistro. A tal proposito si trova una testimonianza diretta di Vasari: «non si scorge più se non una macchia abbagliata».
7. Solo 1.300 visitatori al giorno

Per preservare l’ambiente circostante e impedire il rapido deterioramento dell’opera dalle polveri sottili l’opera è visitabile solo da 1.300 persone al giorno. Per permettere a più persone di fruire della visione de “L’ultima cena” lo scorso anno è stato annunciato un nuovo restauro ambientale
8. Il riferimento agli Sforza

Ne “L’ultima cena” vi sono cinque lunette che rappresentano le imprese degli Sforza all’interno di ghirlande di foglie, fiori e frutta. La famiglia Sforza era una casata nobiliare milanese di cui faceva parte Lodovico Il Moro, signore di Milano.
9. Lodovico Il Moro

Leonardo fu ingaggiato da Lodovico Il Moro: fu lui a commissionargli l’opera, che venne dipinta tra il 1494 e il 1498.
10. Il menu

Il dipinto è ambientato duranti i festeggiamenti del Pesach, la Pasqua ebraica. Infatti il menu è esattamente riferibile a questa celebrazione: pane azzimo con charoset (salsa di frutta), agnello arrostito, vino e erbe amare.

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